
Partitura di stagioni è una performance di musica, voci e poesia in un costante accompagnamento musicale.
I tre artisti sul palco - Serena Abrami (voce e basso elettrico), Enrico Vitali (chitarra elettrica e cori) e Manuel Coccia (melodica, synth e live electronics) - propongono loro testi e loro musiche originali assieme a quelli di altri artisti e attivisti, in particolare i versi della poetessa iraniana Mahvash Sabet, prigioniera nel carcere di Evin a Teheran.
Lo spettacolo è quindi un connubio di voci e grida: di popoli che lottano per la propria libertà, di profughi che fuggono dalla guerra e muoiono in mare, di chi vive ogni giorno sotto i bombardamenti.
Attraverso tutto questo Partitura di stagioni è e vuole essere un'unica voce, un unico grido: quello della resistenza e lotta ad ogni forma di ingiustizia, quello della speranza.
Davide Baratto
Lo spettacolo propone una lettura e reinterpretazione delle poesie di Mahvash Sabet, poetessa iraniana dalla quale il duo trae i testi, rielaborandoli attraverso musiche originali e una propria ricerca espressiva. Attraverso l’uso attoriale del corpo e della voce, la performance trasmette un forte messaggio di denuncia e di affermazione della libertà e dell’esistenza umana.
Fin dall’inizio sono stato colpito dalle musiche e dalle melodie proposte. In alcuni momenti il rapporto tra testo e componente musicale non mi è apparso immediatamente evidente, ma questo non ha compromesso la forza complessiva dello spettacolo. Mi sono lasciato guidare dall’atmosfera sonora e dall’intensità interpretativa degli artisti, percependo come musica, parole e presenza scenica contribuissero a rafforzare i temi affrontati e a mantenere lo spettatore attento ad almeno uno di essi. Il messaggio è risultato chiaro ed efficace, soprattutto nei momenti di maggiore intensità emotiva e spessore artistico.
Enrico Lanzoni
Un concerto impressionante con musica e testi che colpiscono dentro e che fanno arrivare un messaggio di speranza e nostalgia.
Pochi strumenti per creare un'atmosfera angelica e vivace allo stesso tempo, un messaggio di realtà colpisce da inizio a fine spettacolo.
Leonardo Andriolli
Lo spettacolo è realizzato da un chitarrista, un’attrice che recita e suona il basso elettrico ed un musicista che suona la melodica e musica elettronica.
L’opera inizia con la recitazione di Serena che dà voce attraverso i ricordi di una bambina in una città di fronte al Mare Adriatico ed al sogno di guardare oltre quello stesso limite del mare da cui progettare di partire per un viaggio oltre confine.
Questo desiderio di partire per un viaggio che possa incontrare l’altro, l’attrice lo percorre attraverso l’interpretazione dei versi di Mahvash Sabet, poetessa ed educatrice iraniana imprigionata nel carcere di Evin, a Teheran.
L’attrice trasmettere questo messaggio di apertura, di superamento del confine, di resistenza con l’attesa di una liberazione, l’anelito ad un oltrepassamento di confini.
Domenico Saguto