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ANNA OZERSKAIA - PART ONE

Si viene condotti in una stanza abbastanza piccola. Gli spettatori sono solo 8. 

La danzatrice inizia la propria esibizione con una posa ed inizia a parlare con noi.

Ballando e muovendosi con estrema agilità esprime come si è sentita durante il periodo di isolamento causato dalla pandemia.

Si rivolge direttamente al pubblico, talvolta spiegando il significato del movimento corporeo appena eseguito.

Infatti, mostrando la prima posizione, cerca di trasmettere l’impossibilità di muoversi, nonostante la necessità di trovarsi da tutt’altra parte.

Esprime il suo impegno nell’adattarsi. Lotta ma non riesce ad opporsi. Non ce la fa.

Riprende l’opinione di coloro che sono arrivati a considerare positivamente questo isolamento, considerandolo un’occasione per riflettere su sé stessi.

Forse è così, forse non lo è.

L'obbligo di stare fermi, l’impossibilità di stare vicino ai propri cari e la sofferenza che si prova venendo a sapere della morte di una persona a noi vicina senza aver potuto salutarla un’ultima volta.

Ritrovarsi a stare da soli o in compagnia delle stesse persone può portarci ad una crisi interiore. Oltre ad interiorizzare alcuni “meccanismi”, probabilmente utili per difenderci. A volte si finge di stare bene, tenendo un sorriso stampato in faccia, perché si sente di non avere alcuna scelta. 

Poi ci viene fatta ascoltare una canzone e gli stessi gesti, prima mano a mano spiegati, vengono ripetuti più velocemente. La danzatrice si muove sorridendo, forzatamente. 

Serena Bacchiega