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BARBONE / MARRA, MI SPAVENTA L’INVERNO

Realizzata all’aperto, la performance inizia con le due danzatrici poste ai lati opposti dello spiazzo. I loro movimenti le portano ad avvicinarsi e allontanarsi continuamente, in un susseguirsi di incontri, inseguimenti e momenti di quiete. In sottofondo, il rumore del mare e delle orme sulla spiaggia accompagna la danza, scandendone il ritmo e rafforzando il legame con l’ambiente circostante.
Fin dal primo momento sono stato colpito dall’energia che sembrava fluire da un corpo all’altro. I movimenti delle danzatrici mi hanno ricordato le onde del Mediterraneo, in un moto continuo fatto di avvicinamenti e ritiri. La connessione tra i due corpi non era soltanto visibile, ma quasi tangibile, ed era possibile notare come ogni gesto trovasse una risposta nell’ambiente circostante, il ricordo più vicino sono le foglie secche che si attaccavano ai capelli e al vestito

Enrico Lanzoni

 

La performance parte dal mare, inteso come radice, addio, transito o luogo di dolore. L'opera è un viaggio concreto e poetico nei racconti del Mediterraneo, dove mito e realtà si fondono. Il lavoro nasce dall'ascolto delle memorie custodite dai corpi e dalle coste: naufragi antichi e moderni, divinità dimenticate e desideri senza tempo. La danza unisce gesto, silenzio e presenza per esplorare la solarità e la violenza del Mediterraneo, insieme alla profonda angoscia del mare d'inverno, più cupo e spietato.

Leonardo Andriolli

 

Le due danzatrici mettono in atto una danza molto intensa in cui i due corpi si intrecciano e si allontanano in un vortice di tenerezza e intesa.
Lo sfondo del prato, immaginato in un mare, permette ai due corpi di cercarsi, trovarsi e, improvvisamente allontanarsi.
Improvvisamente il corpo di una danzatrice tracolla e l’altra danzatrice sembra quasi destinata ad allontanarsene definitivamente, ma ritorna ad avvicinarsi all’altra per abbracciarla di nuovo e avvolgerlo con gioia.
L’atmosfera finale rimane contrastante con la leggerezza dell’inizio in un crescere di tensione e di energia.

Domenico Saguto