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COMPAGNIA BAHIA / AMALIA SALLE - AVANT QUE J'OUBLIE prima che mi dimentichi

Una carezza che diventa tremore, un passo che dienta esitazione, uno sguardo che cerca un altro sguardo e non lo trova più. È così che Avant que j’oublie - Prima che mi dimentichi – ci accompagna dentro la storia di una famiglia qualunque. Lo fa senza parole, usando solo i corpi, la musica, i silenzi. In scena ci sono quattro interpreti: due giovani e due anziani. I più giovani rappresentano l’inizio della relazione, la nascita dell’amore tra i due genitori; poi, con un passaggio fluido, diventano i figli, mentre ai più anziani spetta la parte più dura: incarnare la vecchiaia, la malattia, il disfacimento lento della memoria paterna. È l’Alzheimer, infatti, la presenza invisibile ma centrale di questo spettacolo, che tutto deforma, che spezza i ritmi, i ricordi, le certezze.

Ogni gesto, ogni contatto, ogni distanza parla di ciò che avviene tra i personaggi. La danza si fa narrazione pura, alternando movimenti dolci e armoniosi a gesti più secchi, spezzati, nervosi. Si passa dall’intimità al conflitto, dalla malinconia al bisogno di cura, dalla rabbia al sostegno reciproco. La danza non è il fine, ma il mezzo. È un linguaggio, non un ornamento composto da tecnica, armonia ed esibizione.

Fondamentale è anche l’uso della musica: ogni scena ha un colore sonoro diverso, coerente

con lo stato emotivo rappresentato. Ma i momenti più intensi sono spesso quelli senza musica, in cui il silenzio si fa pausa, peso.

Non si tratta di una storia cupa o drammatica in senso stretto: ci sono momenti leggeri, quasi comici, che illuminano la quotidianità con uno sguardo tenero e ironico. Questo equilibrio tra tragicità e vitalità è forse la cifra più profonda dello spettacolo: mostrare la vita nella sua interezza.

La bellezza che emerge non è quella della perfezione formale o estetica. È una bellezza dolente e necessaria, che nasce dalla vicinanza umana, dalla cura, dalla resistenza.

Avant que j’oublie ci ricorda che la bellezza non è nell’immutabile, ma in ciò che resiste nel

cambiamento.

Nicola Bertoli

 

Lo spettacolo mescola diversi linguaggi della danza, spaziando da uno stile che richiama il latino-americano a uno più contemporaneo. In scena si alternano quattro danzatori, di età differenti, tra i 24 e i 72 anni.

La storia tratta del modo in cui viene vissuto la malattia dell’Alzheimer all’interno di una famiglia, tra i suoi lati faticosi e quelli invece più tenui.

La narrazione si sviluppa attraverso i movimenti a tratti fluidi, a tratti spezzati che gli interpreti eseguono. Il tutto è accompagnato da una musica di sottofondo (che comprende tanghi e musiche classiche), capace di creare un’atmosfera toccante e ad essere compresa dallo spettatore.

La scenografia è semplice ed essenziale, fatta in modo da mettere in risalto i corpi ed i movimenti dei danzatori.

Questo spettacolo presenta caratteristiche uniche, non c’è infatti un dialogo o una comunicazione che arriva direttamente allo spettatore, ma la narrazione viene concepita solo attraverso le danze e le espressioni dei danzatori.

Il racconto si intreccia in momenti più toccanti e momenti più lievi, questi scambi sono dettati sempre dalla musica che aiuta a far capire allo spettatore la differenza tra una danza malinconica e piena di emozioni con una spensierata e divertente.

I movimenti dei quattro danzatori coinvolgono già dal primo momento, come ipnotizzando il pubblico con la loro delicatezza e agilità.

L’idea di bellezza in questo spettacolo rientra nel modo in cui si possono vedere quattro corpi ben diversi, metà di questi segnati dall’età mentre gli altri sono giovani e leggiadri, che danzano insieme anche interagendo l’uno con l’altro, questi sono spesso coordinati nei movimenti e nonostante i danzatori più maturi abbiano meno agilità rispetto alle danzatrici più giovani, lo spettatore può vedere comunque un’espressività unica nel suo genere e un’esperienza singolare che invece manca nelle altre due interpreti. Questo rappresenta come tutti i corpi, giovani o maturi, sono unici e presentano caratteristiche specifiche degne di essere mostrate senza vergogna. 

Beatrice Rossi

 

Lo spettacolo Avant que j’oublie che ha avuto luogo a Rovigo, nello specifico in Piazza Annonaria nel giorno 11/06/2025 è stato il primo ad inaugurare il Festival Opera Prima.

All’interno della piazza è stata posta una tenda scenica nera che permetteva di vedere meglio i personaggi in scena.

Lo spettacolo è iniziato con l’entrata in scena di una giovane coppia, un maschio e una femmina.

La coppia ha svolto una danza molto armoniosa accompagnata da una musica molto particolare chiamata appunto dalla coppia.

Escono di scena, passano dietro a quella tenda nera perciò il pubblico non li vede più.

Subito dopo dall’altra parte esce una coppia più anziana.

Quella coppia era quella di prima solamente invecchiata.

Iniziano a eseguire una danza più graziosa, anche questa accompagnata da una musica dalla quale si è potuto capire, dalla lingua spagnola, che si parlava di cambiamento pervaso però dal dolore.

Infatti all’interno della scena si intrecciano le due coppie quasi per rivivere i ricordi.

Dei ricordi che talvolta sanno come far male e ciò lo si vede dalle espressioni facciali dei personaggi.

Il personaggio anziano è quello che soffre di più, purtroppo con l’età ha manifestato il morbo di Alzheimer.

La donna anziana sembra quasi cercare di aiutarlo o forse “mettersi l’anima in pace” tramite un voluminosissimo abito lungo blu, che per via della sua grandezza arriva a coprire l’anziano.

Si arriva poi ad una rassegnazione quando le due coppie, quella giovane e quella anziana, danzano sulle note una canzone che sembra inneggiare alla libertà e al sapersi affidare al destino futuro senza alcuna preoccupazione.

Gli attori ringraziano il pubblico. Termina così lo spettacolo. 

Lo spettacolo Avant que j’oublie mi ha trasmesso un’idea di bellezza particolare.

Una bellezza che non si ferma all’aspetto estetico, quello che tutti vediamo, ma una bellezza viva in un senso più passionale che continua a presentarsi, talvolta in modo positivo e negativo durante la vita dei personaggi che progressivamente ripercorrono degli aspetti anche dolenti.

Nello spettacolo la musica è stata essenziale perché quasi volta a simboleggiare dei momenti dinamici e piacevoli.

Sicuramente è un’idea di bellezza che non si coglie subito.

Personalmente con il termine bellezza penso in un primo momento all’aspetto estetico sorvolando quello interno.

Ma attraverso questa danza così armoniosa, che non mi aspettavo, ho colto l’intento di trasmettere questa bellezza.

Una danza diversa, articolata che mette in risalto tutti gli aspetti distaccandosi da una concezione più classica che avevo io.

Quest’opera inoltre mi ha trasmesso molta tenerezza nei confronti dei personaggi, in particolare nella scena in cui si vede il personaggio anziano arrivare con dei guantoni da pugilato, per poi spargere dei petali di carta colorata con uno spara coriandoli.

Le tematiche affrontate sono molteplici, ma la fugacità del tempo con le relative conseguenze ha preso parte in maniera più incisiva al probabile intento di coloro che hanno ideato la scena, trasmettendo a chi ha assistito un’emozione capace di toccare l’anima e il cuore.

Martina Giordanella

  

Avant que j’oublie, realizzato dalla Compagnie Bahia, è un’opera incentrata sulla danza, tramite cui si intende raccontare lo svolgimento della storia.

Lo spettacolo presenta un corpo di quattro ballerini, di cui due giovani, che inizialmente impersonano la coppia all’inizio della relazione mentre successivamente interpretano i figli, e due danzatori più esperti, che recitano la parte della stessa coppia invecchiata negli anni.
Nello spettacolo viene raccontata la storia di una famiglia in cui il membro maschile viene colpito dalla malattia di Alzheimer. Nelle fasi iniziali della malattia, l’uomo comincia a rimuovere l’amata dalla propria memoria; con l’avanzare della malattia, rappresentato in scena come una lotta dell’uomo contro il vuoto, non riesce più a riconoscere le persone che lo circondano, tanto che alla fine l’unica persona con cui riesce a eseguire il ballo è sé stesso.

L’opera coinvolge soprattutto dal punto di vista coreografico grazie non solo alle doti tecniche dei ballerini, ma anche alla loro grande gestualità e capacità di trasmettere ciò che accade nella storia. È da sottolineare come, accanto al tema della memoria, emergano fortemente il tema della famiglia, evidente nelle scene in cui i figli sostengono il ballerino nei momenti di difficoltà durante il ballo, e il tema dell’amore, rappresentato dalla moglie del danzatore che continua a danzare con il compagno, spinta da un sentimento eterno, anche se non più ricambiato, in un ballo senza fine.

Nicolas Andriotto

 

AVANT QUE JOUBLIE 

Illustrazione di Beatrice Pizzardo