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CORSUCCI/BERNARDI - MINE-HAHA ovvero dell'educazione fisica delle fanciulle

Lo spettacolo Mine-Haha ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle ha avuto luogo il 13/06/2025 a Rovigo, nello specifico nel Teatro Studio.

Da quanto ho potuto capire durante il PreFestival di Opera Prima, la scena trae origine come riadattamento dal libro Mine-Haha ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle di Wedekind.

Appena entrata nella sala prescelta per la realizzazione dell’opera ho trovato l’attrice Matilde Corsucci, offuscata dalla luce bassa ma si intravedeva il suo sguardo verso il basso.

Durante la scena l’attrice ha interpretato sia la fanciulla Hidalla e poi l’ha trasportata nella contemporaneità, incarnandola quasi in sé stessa, in Matilde.

La fanciulla indossava un vestito bianco, non aderente che le arrivava fino alle ginocchia e ai piedi portava delle scarpe basse con un tacco nero che quando lei batteva sul pavimento faceva molto rumore.

Si trovava su un piano bianco, un rettangolo posto quasi a simboleggiare uno spazio protetto.

Sopra questo rettangolo si trovava uno schermo, tipo una televisione che trasmetteva un testo scritto.

Viene presentata Hidalla a partire dalla sua tenera età fino a diventare una giovane donna.

Hidalla è una bambina vivace perciò la voce, quasi robotica, le indica dei modi di comportarsi, talvolta abbastanza rigidi.

La fanciulla è fortemente caratterizzata da una gestualità pungente.

Le luci si offuscano sempre di più, Hidalla si gira e si sveste completamente, mettendo a nudo la sua sensibilità.

Presenta però sul volto una rete pallida che non faceva vedere le espressioni della giovane.

L’attenzione ricadeva solamente sulla gestualità, sulle pose identiche a quelle fatte da bambina.

Nuovamente le luci si affievoliscono e di Hidalla non c’è più traccia.

Più precisamente Hidalla viene trasportata ai giorni   d’oggi, incarnata nella figura di Matilde.

Matilde però mantiene quella rete e aggiunge una parrucca, ma è vestita con dei jeans neri e un dolcevita bordeaux.

Le luci crescono delicatamente e lo spettacolo finisce.

Questo spettacolo è stato molto forte e suggestivo, sono rimasta molto colpita dal coraggio dell’attrice che è riuscita a mettersi a nudo in tutti i sensi, quello fisico ma anche quello emotivo, davanti agli spettatori.

Inoltre mi è piaciuto molto il gesto di mettersi una rete sul volto, una scelta molto interessante.

La si potrebbe interpretare in due maniere, a mio parere; la prima è che l’attrice in un momento così delicato abbia preferito celare il volto magari per non guardare direttamente gli spettatori negli occhi, mentre la seconda per distaccarsi dalla personalità di Hidalla stessa, abbracciando invece l’identità generale di tutte le fanciulle.

Questo spettacolo mi ha suscitato un senso di curiosità in relazione al testo di Wedekind poiché alcune parti ho faticato a capirle e mi hanno lasciata con il dubbio.

Una curiosità pungente mista alla perplessità della scena vista, tant’è che quella sera ricordo di essere rimasta quasi sospesa.

Martina Giordanella

 

Come accade alle volte per i film, l’opera teatrale Mine-Haha trova la sua ispirazione in un libro del medesimo titolo pubblicato da Frank Wedekind. Il libro in questione ha come tema l’educazione, più o meno diretta a seconda del contesto, cui sono sottoposte ancora oggi tutte le giovani fanciulle e alla quale l’attrice riesce a dare un’immagine ancor più forte delle parole di un romanzo, grazie all’espressività, la drammaticità e la sfrontatezza dei gesti che esegue sul palco.

Nella prima e più sostanziosa parte dello spettacolo l’attrice impersona Hidalla, protagonista del romanzo di Wedekind, e ne ripercorre la storia secondo una progressiva ascesa di intensità nella recitazione. Infatti, nella rappresentazione dei comportamenti della bambina in giovane età il tono è quasi giocoso, per poi trasmettere un senso di insicurezza del personaggio impersonato durante la fase adolescenziale. L’opera continua assumendo un carattere crudo e fortemente provocatorio al raggiungimento dell’età adulta di Hidalla, momento in cui della sua persona vengono considerati e “osservati” esclusivamente i caratteri femminili del suo corpo, quali seno e fianchi, a discapito dei tratti facciali e della personalità.

Nella parte finale dell’opera l’attrice impersona sé stessa, mostrando i comportamenti che assume in diverse situazioni, comportamenti che in parte riprendono quelli di Hidalla, a testimoniare come questo rigore nella formazione e “valutazione” di una donna che viene trasmesso anche tramite la sola amplificazione sociale sia un fenomeno più che attuale.

Nicolas Andriotto