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DORA MACRIPÒ, CROSSING THE RIVER I DANCE

Noi spettatori, una volta varcato l’ingresso del teatro studio alle ore 16:30 circa, abbiamo cercato il nostro posto in platea e aspettato l’inizio dell’opera teatrale. Intanto, cercando il mio posto, mi sono accorta che l’attrice e regista dello spettacolo, Dora Macripò, stava scrutando in silenzio il pubblico e, mentre osservava, sembrava intenta a scrivere qualcosa sul suo diario. L’attrice Zoe Zolferino era invece seduta su una sedia che faceva parte della scenografia dello spettacolo. Tra la sedia e la parete in cui vengono proiettati i filmati si trovava un tavolo, ma l’attrice aveva il corpo rivolto verso Dora e lo sguardo rivolto verso il basso. Nella prima parte dell’opera, Dora e Zoe si alternavano nella spiegazione delle loro esperienze, dei traumi, dei disagi e dei motivi che le hanno portate a scrivere dei diari e a cercare le testimonianze e i racconti di altre donne che, come loro, erano determinate a trovare delle risposte attraverso la riflessione e un’analisi accurata della propria
interiorità. È stata proprio la ricerca e la lettura dei diari che le ha portate a incontrarsi; leggendo tra i diari dell’Archivio Nazionale, si sono innamorate della storia e del modo di scrivere di una donna in particolare: Silvia De Santis. La seconda parte dello spettacolo è stata strutturata come un’intervista. È infatti entrata in scena Silvia, la quale è stata accompagnata da Dora al centro del palco, dove era stato spostato il tavolo presente nella scenografia iniziale e dove ad attenderla si trovava Zoe. Silvia è in sedia a rotelle a causa di un incidente verificatosi molti anni fa, che l'ha sconvolta e ha segnato per lei un definitivo blocco dello scrittore. La storia che lei ha raccontato si basa sulle problematiche che ha dovuto affrontare durante la sua adolescenza, come l’isolamento vissuto a causa dello scarso interesse da parte dei suoi genitori divorziati. Quando era ragazza, Silvia si sentiva sola anche perché, per andare a scuola o per uscire con i suoi amici, doveva
prendere tre autobus; di conseguenza, preferiva rimanere a casa a scrivere e a leggere libri. Ha inoltre raccontato che a tredici anni si era accorta delle attenzioni inappropriate che il patrigno le riservava, ma all'epoca era troppo piccola per avere il coraggio di denunciarlo alla polizia. Verso la metà dello spettacolo è stato inserito il racconto del mito di Procne e Filomela, la cui conclusione è stata narrata solo al termine della rappresentazione.

Durante la prima parte dello spettacolo, Zoe Zolferino ha utilizzato l’espressione “ho tagliato la ciste”. Ho subito pensato che il significato di questa frase fosse letterale, ma in realtà è metaforico e, secondo me, esprime in maniera efficace la funzione di un diario personale. Le attrici, infatti, intendevano soffermarsi sull’importanza di scrivere e spiegare tutti i traumi, i malumori, i malesseri e i disagi psicologici che attanagliano e opprimono la mente umana. L’unico effetto collaterale dell’incisione dei propri pensieri negativi sulle pagine bianche di un diario è la cosiddetta “cristallizzazione di un dolore”. Questa è un’altra espressione che ho trovato estremamente interessante e curiosa, in quanto si tratta di una sensazione che non ho mai provato. Quando si subisce una ferita profonda e questa viene cristallizzata nella nostra mente, succede che il dolore non si evolve, ma non sbiadisce nel tempo; nella memoria rimane dunque vivido, esattamente come quando è
accaduto. Lo spettacolo non è stato per me motivo di commozione, ma ho trovato molto intenso dal punto di vista emotivo il parallelismo che è stato creato fra la storia di Silvia De Santis e il mito di Procne e Filomela. La similitudine appare ai miei occhi lampante: così come Filomela subisce la violenza di Tereo (il marito di sua sorella Procne), il quale le taglia la lingua per impedirle di raccontare l’accaduto, ma tessendo una tela riesce ugualmente a comunicare la verità alla sorella, allo stesso modo Silvia sperimenta il silenzio e l'impossibilità di denunciare gli abusi subiti in casa a causa della sua giovane età, riuscendo però a trovare nel proprio diario la voce per raccontarli.

Lisa Gobbi

 

Qual è lo scopo delle memorie scritte? Conservare i ricordi, cancellarli o sorridere? In quali luoghi prende forma e si sviluppa l'essenza dell'identità, e come la scrittura si intreccia con la sfera intima? Esaminando archivi e quaderni privati di figure femminili dell'epoca
recente, ed entrando in contatto con una di esse, si esplora l'esistenza di un racconto collettivo, favorendo un confronto tra vissuti di epoche differenti capaci di modellare il domani.

Leonardo Andriolli