
What did I just do? è uno spettacolo caratterizzato dalla coesistenza di una parte parlata, nella quale l’attrice racconta tutta la sua vita in modo schietto, inespressivo e senza esitare a dire anche gli avvenimenti più intimi e sporchi, e una parte in scena nella quale rappresenta che impatto ha avuto la sua vita su di lei. Tutto lo spettacolo è affidato all’interpretazione dello spettatore, quindi a cosa lui associa a ciò che sta facendo l’attrice sul palco.
Penso che questo spettacolo abbia come scopo principale una riflessione sulla doppia faccia della memoria, una che ci aiuta nella vita quotidiana e un’altra che ci tiene attaccati al passato, rendendoci difficile vivere il presente e il futuro.
Giulia Saccani
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Maud Karlsson Lima de Faria, performer di What did I just do?, creato dall’incontro e dalla collaborazione con Fabio Liberti, coreografo Italiano laureato alla Codarts Rotterdam Dance Academy nel 2004, racconta della sua vita come in una serie di fotogrammi, ogni episodio è distaccato e autonomo ma insieme nel tempo vanno a formare quello che Karlsson è oggi: i suoi amori e gli abusi, i suoi successi e gli insuccessi, i trasferimenti e le nuove case, la sua vita personale e la sua vita da ballerina. Ogni episodio è come un pezzo di legno, gli stessi che la performer lega insieme con un semplice filo dopo averli disposti con estrema cura; il suo colore è l’arancione, proprio come le disse una volta suo nipote, lo stesso arancione del telo di carta che veste prima di denudarsi completamente con lo scorrere dell’acqua che getta sopra la sua testa con un piccolo annaffiatoio. La performance danza sulla sua autobiografia e lascia ampio spazio di interpretazione: proprio come nella vita, e in particolare nell’amore, nulla è mai così chiaro.
Raffaele Parini
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What did I just do? è un'autobiografia che vede come soggetto una donna e i propri ricordi del passato. E' raccontata la sua storia a partire da quand'era giovane fino al momento della performance attraverso una voce registrata su uno speaker e un monologo in inglese, con l'ausilio di sovratitoli proiettati. Oltre al racconto l'attrice svolge diverse azioni spostando diversi pezzi di legno in equilibrio nel corso dello spettacolo, e in conclusione, scioglie lentamente il suo vestito di carta arancione attraverso un annaffiatoio che si rovescia addosso, aprendosi completamente al pubblico e mostrando il suo corpo nella propria interezza. Questi gesti ricchi di significato vanno interpretati, la mia personale visione dell'ultima parte dello spettacolo è una liberazione, il distaccamento dal passato, enfatizzato dalla nudità, simbolo di rinascita.
Enrico Frigato