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Giselda Ranieri e Zoe Pia, Vetro

Immaginate piazza Vittorio Emanuele, sempre piena di gente e attiva. Ora pensatela senza nessuno: vuota. Con Vetro, Giselda Ranieri introduce il concetto di Urban Playground. La sua danza (improvvisata al momento) la porta nel pubblico e a giocare con il pubblico. Lo spettatore diventa un gioco dell’artista che gli si muove con disinvoltura accanto. Ogni individuo e ogni dettaglio diventano una presenza unica, da fissare nella mente, nel caso in cui un giorno tutto smettesse di esistere. Con il flusso di coscienza finale, Ranieri vuole fissare nella sua mente i dettagli di una determinata replica di uno spettacolo che non potrà mai essere lo stesso. Le musiche di Zoe Pia fanno da sottofondo all’opera. La musicista usa strumenti tradizionali come l’oboe e le launeddas (strumento tipico sardo, regione di cui Pia è originaria) e strumenti moderni come registratori e mixer. Per lo spettatore, Vetro è una danza, per l’interprete è un rito di memorizzazione, di nostalgia, per evitare di perdere sensazioni belle.

Paolo Meneghetti

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Vetro è una esibizione che si è presentata in piazza Vittorio Emanuele II. Si basa sulla pura improvvisazione.

Le protagoniste sono la danzatrice Giselda Ranieri e la musicista Zoe Pia, che hanno collaborato insieme.

Per tutta la durata dell’esibizione (30 minuti) la danzatrice si è spostata per la piazza rispettando il ritmo della musica e ha saputo coinvolgere pienamente anche il pubblico. Si è confusa al suo interno interagendo con gli spettatori, ad esempio, prendendo in prestito una sigaretta dalla mano di un signore, distendendosi sulle gambe di un ragazzo seduto…

Infine ha continuato la performance descrivendo tutto ciò che vedeva con estrema naturalezza.

Personalmente ho apprezzato molto il suo modo di interagire quasi sfacciato, con il quale ha saputo divertire e stupire il pubblico.

Serena Bacchiega

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Lo spettacolo è iniziato alle 19:00 in piazza Vittorio Emanuele II ed è durato mezz’ora. La coreografia era basata soprattutto sull’improvvisazione. All’inizio la danzatrice ballava a ritmo dello strumento utilizzato per fare musica mostrando molta energia. Successivamente ha iniziato a entrare in contatto col pubblico, andandosi a sedere sulla statua della piazza insieme ad altre persone, prendendo la sigaretta iniziata di un signore, imitando un altro fumatore e aggirandosi in mezzo agli spettatori. L’apice del suo contatto col pubblico si è verificato quando ha chiamato un ragazzo per seguirla e tenerle il microfono vicino alla bocca. In quest’ultima fase, oltre a muoversi con estrema agilità, la ballerina ha iniziato a parlare creando un flusso di coscienza su ciò che vedeva. Secondo la mia opinione, la danzatrice voleva far capire che non avrebbe mai potuto fare questo tipo di spettacolo se le persone e le cose improvvisamente fossero sparite perché, a quel punto, non avrebbe neanche più potuto improvvisare (e questa era la caratteristica più importante dello spettacolo). Quindi il suo flusso di coscienza serviva, secondo il mio parere, a tenersi a mente i particolari che stava vedendo.

Samuele Masiero

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“Se gli spazi e le persone intorno a me sparissero ne rimarrebbe solo la mia memoria”.

Vetro di Giselda Ranieri, danzatrice e coreografa, in collaborazione con Zoe Pia, musicista diplomata in clarinetto, trasporta il pubblico in una improvvisazione che trova come fonte di ispirazione proprio quest’ultimo. La danzatrice si fa guidare dalla musica e dalla sua interazione con le persone, la sottile linea che separa attore e spettatore viene profanata, palco e platea si fondono insieme nella piazza pubblica per creare qualcosa di nuovo e fugace, la performance potrà continuare a vivere solo nella memoria dei presenti.

Raffaele Parini