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MIGNOLO DANCE - WE'RE TOO YOUNG TO WRITE A MEMOIR

Lo spettacolo mi è piaciuto molto e ha catturato davvero la mia attenzione perché mi ha portato a fare un confronto tra il rapporto delle due sorelle e quello che c'è invece tra me e mia sorella. quest'ultimo è piuttosto diverso da quello portato in scena, più freddo e meno confidenziale, e in qualche modo questo ha riportato a galla il mio desiderio di avere un legame più stretto con mia sorella, ma che è sempre più difficile. Ho apprezzato moltissimo la parte coreografica, che secondo me ha detto più di ciò che molte parole potevano comunicare, tramite la sincronia nei movimenti e l'intesa naturale tra le due ragazze.

Benedetta Bordon

 

We’re too young to write a memoir è una performance di danza contemporanea ideata e interpretata dalle sorelle Charly ed Eriel Santagado, unite da un legame profondo sia personale che artistico. In scena, sono loro le protagoniste assolute: due corpi che si raccontano attraverso il movimento, rispondendo con la danza a domande tipiche delle interviste.

Il lavoro coreografico gioca costantemente sull’equilibrio tra somiglianza e individualità: talvolta le due danzatrici si muovono in sincronia, con gesti simmetrici e paralleli che esprimono armonia; altre volte i movimenti si scompongono, divergendosi in emozioni tra loro in contrasto.

Questa alternanza mette in luce sia la fusione che la differenza tra le due sorelle, offrendo al pubblico uno sguardo intimo e vibrante sul legame fraterno.

L’intero spettacolo è una riflessione visiva sull’identità e sul confronto. Attraverso i loro corpi, le due artiste esplorano la memoria condivisa e la fatica di essere sempre accostate l’una all’altra: lo spettatore percepisce non solo l’amore e la complicità tra le due, ma anche il peso del paragone continuo che spesso definisce i rapporti tra fratelli o sorelle.

Lo spettacolo mette in luce quanto possa essere complesso vivere un legame fraterno quando questo si intreccia con una dimensione lavorativa. Le aspettative delle persone dall’esterno spesso si concentrano su un’immagine idealizzata della coesione tra fratelli o sorelle, come se condividere sangue e passioni fosse sufficiente per pensare e agire sempre all’unisono. Ma la realtà è fatta di differenze, confronti e inevitabili tensioni. Quando si lavora insieme, queste aspettative rischiano di amplificare i conflitti o far pesare le diversità, trasformando il confronto in competizione.

We’re too young to write a memoir ricorda che crescere significa anche imparare a distinguere tra ciò che vogliamo essere e ciò che gli altri si aspettano che siamo.

Nicola Bertoli

 

We’re too young to write a memoir delle Mignolo Dance si apre in modo originale e coinvolgente: una domanda rivolta dal pubblico innesca l’inizio del racconto, al quale le due protagoniste rispondono non con le parole, ma attraverso il linguaggio del corpo. Fin dalle prime battute, la performance assume un tono intimo e simbolico: le due sorelle sono distese a terra, rannicchiate, a rappresentare metaforicamente la loro nascita e l’inizio del loro cammino insieme. La sorella maggiore è la prima ad alzarsi, seguita dopo pochi istanti dalla più giovane, segnando così l’avvio di una narrazione fisica che si sviluppa in parallelo al legame che le unisce. Lo spettacolo si articola come un dialogo danzato, alternando domande e risposte predefinite a momenti coreografici profondamente espressivi. Le due danzatrici, in alcuni frangenti, si muovono in perfetta sincronia, quasi a riflettere un’identità condivisa, mentre in altri momenti si allontanano l’una dall’altra, mostrando personalità e percorsi distinti. Questa alternanza crea un ritmo narrativo dinamico che tiene viva l’attenzione e l’emozione del pubblico.

In soli venti minuti, la performance riesce a trasmettere una sensazione di leggerezza, ma allo stesso tempo racconta una storia profonda e universale: quella di due sorelle cresciute insieme, legate da una passione comune, la danza, che diventa non solo linguaggio, ma anche strumento di esplorazione identitaria. Il tono dello spettacolo è giocoso, a tratti ironico, ma non per questo privo di intensità emotiva. Il risultato è un’opera coinvolgente e accessibile, capace di rimanere impressa nella memoria dello spettatore. Raccontando una sorta di “viaggio” condiviso, la performance tocca ognuno in maniera diversa, risuonando con le esperienze personali, familiari ed emotive del pubblico. Ogni spettatore può ritrovare in quelle movenze un riflesso del proprio vissuto, rendendo così l’esperienza profondamente personale e partecipata.

Miriam Osti

 

Ci troviamo in Piazza Garibaldi a Rovigo, seduti per terra che aspettiamo che lo spettacolo inizi. Siamo accerchiati dalle persone comuni che passeggiano e che non sanno che di lì a breve si svolgerà uno spettacolo teatrale. I ragazzini sono seduti a terra sulla piazzola mentre gli adulti si trovano in piedi dietro di loro.  

Entrano sulla scena due sorelle vestite allo stesso modo e addirittura con lo stesso stile di capelli, ovvero con una meche bionda solo su un ciuffo davanti. Lo spettacolo si poteva dividere in vari sketch, dove le sorelle spiegavano il loro rapporto e cosa le aveva portate a diventare ballerine, ballando su differenti canzoni in base a quello che volevano spiegare. Una voce esterna interrompeva il loro balletto per fare a loro le varie domande che rappresentavano l’inizio dello sketch successivo. Queste due sorelle ballavano liberamente, sembravano quasi una il riflesso dell’altra da quanto erano in sincronia.  

Questo spettacolo mi è piaciuto più degli altri perché mi sono rivista in queste due sorelle, una più piccina e l’altra più grande, dato che mi ricordavano esattamente il rapporto che ho avuto io con mio fratello quando eravamo più piccoli e abitavamo insieme. È stato uno spettacolo diverso dagli altri, più gioioso e simpatico. Le ballerine sono riuscite perfettamente a raccontare la loro storia usando il loro corpo a tempo di musica, senza usare neanche una parola. Per quanto mi riguarda è stato uno degli spettacoli che mi ha dato di più ed è stato l’unico che son riuscita a capire. 

Greta Pirolo

 

Nello spettacolo di piazza We’re too young to write a memoir a prendersi la scena sono due sorelle, Charly ed Eriel Santagado. Per le loro somiglianze fisiche, sia nella fisionomia sia nei movimenti durante le loro performance, le due sorelle sono state da sempre paragonate l’una con l’altra, e proprio per questo motivo decidono di portare al festival uno spettacolo frutto della loro stessa riflessione sul proprio rapporto.

Nell’opera presentata le sorelle svolgono balli semplici ma evocativi del rapporto sano e giocoso che c’è tra di loro; questo spirito mondano spicca ancor di più nei momenti puramente recitati dalle performer, in cui vengono ritratte dinamiche divertenti o piccoli litigi simbolo della complicità della loro relazione.

Se da un lato la parte danzata e i due costumi uguali selezionati dalle attrici generano una percezione di estrema somiglianza nello spettatore, dall’altro i tratti più intimi e ironici dell’opera denotano la singolarità di ciascuna delle due sorelle nel carattere, nelle preferenze e nella personalità.

Nicolas Andriotto