
Il collettivo MOMEC spiega in modo molto diretto e impattante come anche solo una piccola percentuale del 3.5% possa fare la differenza davanti alle ingiustizie. Ai partecipanti viene data una sequenza di lettere e numeri, identificativa del posto in cui dovranno sedersi in cerchio e con la schiena rivolta verso il centro. In sottofondo una voce elenca altre sequenze identificative quasi si trattasse di un appello. Un bambino fa
rimbalzare una palla, facendo girare tutti con le sedie così da poterla far passare tra loro. Poi a turno chi ha la palla deve dire cosa vorrebbe si facesse di più nel mondo e continuare a passarla, finché tutti non si alzano sollecitati dall’attrice Fiorella Tommasini che, con un discorso inspiratore, incita ad agire e a cercare di far parte di quel 3.5% di persone necessario a lottare per i propri ideali. Subito dopo i partecipanti vengono fatti uscire finendo così lo spettacolo. Nel libretto era scritto che questo “spettacolo” sarebbe durato 60’ quando in realtà ne è durato soltanto 15 e secondo me è proprio questo ciò che ha reso più significativo il momento, come la sorpresa e l’aspettativa abbiano modificato
l’attenzione agli eventi accaduti.
Vincenzo Maria Miceli
Quando gli spettatori si presentano per mostrare il biglietto, viene lasciato loro un codice alfanumerico. Successivamente ogni spettatore entra quando sente annunciare il proprio codice da un altoparlante.
Si entra in una sala spaziosa, dove si trovano delle serie disposte in cerchio, ad ognuna delle quali corrisponde un codice alfanumerico: ogni spettatore e spettatrice cerca e si siede sulla sedia in cui riconosce il proprio.
Le sedie sono rivolte verso l'esterno, per cui inizialmente ogni persona è isolata, non c'è contatto visivo con gli altri partecipanti.
Dagli altoparlanti presenti in sala parte una serie di voci registrate di alcuni personaggi noti (perlopiù testimonianze, idee rispetto alla situazione sociopolitica mondiale attuale).
Gli spettatori ascoltano, finché a un certo punto le voci dagli altoparlanti si fermano ed è invece una delle persone sedute in cerchio a parlare: questo attrae l'attenzione degli altri, che però continuano a rimanere seduti con le sedie rivolte verso fuori, al massimo voltano la testa verso la persona che sentono parlare.
Dopo un momento di silenzio, si sente il rumore di una palla che rimbalza, in mano ad un altro dei presenti, che nel frattempo si è girato con la sedia di 180 gradi. La palla viene poi lanciata all'interno del cerchio, passata ad altri. Questo fa spontaneamente girare le sedie a tutti gli altri, che capiscono che devono interagire nel gioco.
Ora c'è contatto visivo tra i partecipanti ma soprattutto coinvolgimento nel passarsi la palla.
Il ricevere la palla è un invito a prendere parola, dire cosa si farebbe per dare il proprio contributo come persona e cittadino/cittadina per la propria comunità e il mondo.
In un passaggio successivo, i partecipanti, stimolati da una prima iniziativa, vengono invitati ad alzarsi e ad avvicinarsi, formando così un cerchio nel quale tutti sono ancora più vicini tra di loro, rispetto a prima quando erano seduti.
Sorge spontaneo cingere con le braccia le persone a sé vicine.
Trevirgolacinque dei MOMEC è un'opportunità di parlare e dare il proprio contributo per una causa comune.
Non c'è obbligo nel farlo, ma inevitabilmente non può lasciare indifferenti: anche nel non parlare - per scelta o per incapacità in quel momento - rimane uno stimolo: cosa farei io? lo so? ci ho mai pensato? sono pronto a dirlo? sono pronto a farlo?
Davide Baratto
Lo spettacolo dura circa mezz’ora. Circa 25 partecipanti siedono in cerchio insieme all’artista. Ogni partecipante ha un proprio codice identificativo composto da numeri e lettere; all’ingresso, una voce registrata annuncia i codici dei partecipanti. Inizialmente, tutti siedono rivolti verso l’esterno del cerchio. Dopo l’ascolto di alcune interviste audio, si voltano verso l’interno. L’artista lancia una palla a uno dei partecipanti; chi la riceve deve alzarsi ed esprimere il proprio punto di vista, per poi lanciare la palla a un’altra persona. Il processo continua finché tutti hanno preso la parola. Al termine, l’artista accompagna il gruppo fuori dallo spazio performativo, cosicché lo spettacolo si conclude al di fuori del luogo in cui è iniziata.
Lo spettacolo assume la forma di una riunione degli Alcolisti Anonimi e ruota attorno al concetto centrale del “3,5%”, ponendo l’accento sulla responsabilità civica e sull’antielitarismo. Più che uno spettacolo teatrale, appare come un’attività di mobilitazione sociale, caratterizzata da una marcata impronta populista. La struttura è semplice: dai testi pronunciati dall’artista alla disposizione dei posti dei partecipanti, ogni
elemento è funzionale al perseguimento del suo obiettivo politico.
Ciro