
L’opera tratta di due donne che decidono di abbandonare il lavoro e la vita che conducevano per iniziare una nuova avventura aprendo un locale dedicato al vino. Lo spettacolo si svolge durante la serata inaugurale del locale, alla quale partecipa anche il pubblico, seduto ai tavolini come se fosse realmente tra gli invitati. Quella che inizialmente sembra una festa leggera e spensierata si complica quando riemergono episodi e relazioni del passato delle protagoniste. L’opera verte sul vino e su battute di un livello molto basso che, senza l’ebbrezza dell’alcol, non farebbero quasi affatto ridere. La storia è gradevole e coinvolgente grazie alla rottura della quarta parete, ma non particolarmente interessante.
L'elemento che ho apprezzato maggiormente è stato il personaggio del dio Bacco, utilizzato come DJ e figura comica, che riesce a dare energia alle scene e a strappare una risata nei momenti più divertenti dello spettacolo. Per questo motivo, pur riconoscendone alcuni aspetti interessanti, non lo considererei uno spettacolo che consiglierei con particolare entusiasmo.
Vincenzo Maria Miceli
Lo spettacolo Ora felice si svolge durante la quinta giornata del Festival, all’esterno, sotto due gazebo dell’enoteca-ristorante Alicanto.
La performance prende avvio con due delle protagoniste che servono Prosecco agli spettatori, i quali sono seduti in tavoli da tre o da quattro persone.
Nell’introduzione, un uomo brizzolato, soprannominato dj-Bacco, canta dalla postazione della sua console melodie che richiamano il potere del vino.
Successivamente, le due signore cominciano a spiegare cosa sia Ora Felice, il nome del loro locale, creato dopo che queste si erano lasciate alle spalle tutto delle rispettive vite: Titti la carriera da cantante, Gabri quella da giornalista. Cercavano, infatti, un luogo sereno, campestre e un po’ spartano dove poter vivere tranquillamente nella loro oasi di pace.
Avevano creato tale locale, in cui dedicarsi all’ebbrezza che il vino offre, alla felicità che questo procura.
Titti e Gabri coinvolgono attivamente gli spettatori, chiedendo loro di degustare il vino ed emettere mormorii di assenso per dimostrare la bontà di ciò servito. Questo avviene in quanto le due aspettano il critico che deve recensire il loro nido d’amore, nonché Ora Felice.
Effettivamente tale critico arriva, e si presenta alla sola Gabri come una donna saccente ed arrogante, che si fa gioco della stessa padrona di casa. Quando la critica presunta chiede del vino, Gabri si offre di portargliene un bicchiere, uscendo di scena e lasciando lo spazio a Titti.
Colpo di scena: il critico enogastronomico è l’ex amante di quest’ultima. Titti viene allora supplicata di lasciare quella vita spartana e ritornare alla vecchia fiamma: lo spettacolo procede in un intercedere di canzoni d’amore – sconsolato ed ineluttabilmente destinato alla rovina o orientato più positivamente- dell’una sull’altra. Ad un certo punto, torna Gabri, che, accortasi della reale situazione a lei palesatasi, comincia ad inveire: le tre discutono accesamente, fino ad arrivare ad ipotesi sconclusionate di loro in un alternativo universo in cui poter essere ciascuna ciò che desidera.
Il finale viene lasciato aperto e non si comprende propriamente chi rimanga e chi se ne vada.
Lo spettacolo, molto colorito nei toni e nelle parole, allusivo e certamente destinato ad un pubblico adulto, mi ha lasciata spiazzata.
Si tratta di una sorta di corto comico in cui l’interazione con il pubblico, che poteva commentare e fornire una propria opinione riguardo alle questioni amorose in scena, è stata ben strutturata, sebbene per lo più improvvisata. Gli attori hanno saputo gestire adeguatamente gli interventi degli spettatori, giocandosi i propri assi nel saper rispondere a tono anche alle affermazioni più audaci o sarcastiche.
L’esortazione a bere bicchieri di vino, continuamente rimpinguati durante lo spettacolo, non l’ho trovata opportuna, ma, probabilmente, non è da prendere letteralmente.
Alcune scene, tra cui quelle cantate, ricordavano un musical parodico, che ai miei occhi è risultato lievemente imbarazzante.
Tuttavia, suppongo che questo fosse l’effetto che volessero sortire negli spettatori.
Il bilancio complessivo dello spettacolo è positivo, rimanendo comunque possibili alcune migliorie.
Gaia Giust