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Roberto Latini, Jago

Jago si presenta come un concerto attraverso cui la tragedia Otello viene rivisitata.

Penso che la veemenza delle emozioni e dello spirito umano vengano evidenziate dalla voce espressiva e versatile dell’attore, che ha saputo portare in scena ben quattro personaggi differenti. 

Serena Bacchiega

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Lo spettacolo Jago è durato circa 50 minuti ed è stato presentato al Teatro Sociale di Rovigo. L'attore protagonista, interprete di tutti in personaggi, è Roberto Latini. Lo spettacolo inizia in platea, con l'attore che comincia a narrare la storia di Jago, successivamente si dirige verso il palco e continua il racconto. Latini interpreta tutti i personaggi, modifica la voce tramite i microfoni. Secondo me questa rappresentazione ha l'intento di raccontare un classico del teatro come l'Otello di Shakespeare da un'altro punto di vista. 

Paolo Lavezzo

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Jago è un’esperienza molto forte e di impatto. Si tratta di un monologo dell’attore Roberto Latini, che nell’opera utilizza anche gli effetti sonori per modificare la propria voce. Ipnotici sono i movimenti dell’attore. Il palco e tutto il teatro, il nostro meraviglioso Teatro Sociale, vengono completamente oscurati e prevalgono i toni scuri: nero, rosso e blu. La voce dell’interprete tuona nel teatro. Talvolta difficile la comprensione del testo o il significato dell’opera, centrato sulla vendetta e sulla tragedia, a causa dei movimenti ipnotici e del vigore con il quale Latini si muove sul palco. 

Paolo Meneghetti

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Ho sentito la voce roca e profonda dell’attore.

Ho sentito il silenzio del pubblico prima del prologo.

Ho visto un gioco di luci di colori diversi che aiutavano nel capire la storia.

Ho sentito il lungo e fragoroso applauso del pubblico alla fine dello spettacolo. 

Lo spettacolo Jago di e con Roberto Latini presenta un personaggio (Jago) di una famosa opera di Shakespeare, Otello. Nella storia originale Jago è visto come il cattivo e attraverso questo spettacolo è lui di persona a spiegarci le sue ragioni e a darci il suo punto di vista. Ascoltando la storia fatta da più voci, prodotte dallo stesso attore, e vedendo le sue movenze incalzanti, sono stato colto da un continuo senso di ansia e tensione che mi ha accompagnato per buona parte dello spettacolo. Alla fine ’è stato un lungo applauso, per sottolineare la bravura dell’artista. 

Leone Marzola

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Jago e Otello, soggetti artistici della stessa medaglistica, legati da un destino comune: l’uno l’alfiere alienato e rancoroso, l’altro il signore lasso nell’animo e ferito nel cuore da una scelta cruenta. Desdemona vittima finale di quel rotolare rovinoso di monete. Testa o croce? Quale sarà la tua scelta? Vita, morte oppure speranza? A cosa sarai destinato? Cassio e l’ultimo di un inesistente bacio, l’ultimo di un numero a più cifre, cantato o forse raccontato sotto l’egida dell’alcol. Ancora… ancora un rotolare di monete. Roderigo, sgherro ignaro del suo ruolo, esecutore ceco di quel esito ingiurioso. E infine un ultimo esito, una confessione, una preghiera. L’esilio, oppure un omicidio ineluttabile di vendetta e orgoglio? Ritengo che Jago sia un racconto “sull’io”, un’unica voce di uno specchio infranto in mille toni di personalità. Il prologo dello spettacolo ci presenta “Jago personaggio”, consapevole della sua identità, della sua storia e del suo ruolo all’interno di essa. Una camminata nel buio in un teatro a luci spente; un monologo d’apertura dove Jago si presenta nella sua teatralità, consapevole del suo essere “personaggio”, immergendo lo spettatore in una narrazione meta-teatrale. Penso che riportare in scena uno spettacolo come Jago, sotto le luci dei riflettori del palcoscenico proprio in occasione della XX edizione di Opera Prima, sia stata un’esperienza irripetibile, che ha consegnato l’opportunità di visionare il lavoro a molti spettatori che, come me, non avevano potuto partecipare alle iniziali messe in scena dell’opera, prima che lo spettacolo fosse dismesso quasi una decade fa. Jago è una rivisitazione, una reinterpretazione e un adattamento di ciò che già si conosceva, ovvero l’Otello di W. Shakespeare, alla riscoperta di una visione modernamente antica, capace di riproporsi in una veste nuova, carica di un potente magnetismo che riesce a spostare la bussola delle nostre conoscenze precedenti. Il palcoscenico, dalla scenografia minimale, all’apparenza quasi spoglio, popolato solo da ciò che è necessario, era illuminato da una luce tagliente che delimitava i confini scenici e definiva le linee del corpo dell’artista. Ritengo essere proprio il corpo, accompagnato armoniosamente dalla voce, a ricoprire un ruolo centrale nella rappresentazione in questione. I numerosi stimoli sonori, inoltre, contribuiscono al fluire della narrazione, in una perfetta sinergia tra le parti messe in campo: musica, voce, luci e corpo. Da sottolineare il silenzio, i rumori, i sussurri, i sospiri e la musica, affilata e pungente, a volte delicata altre incalzante, ritmata e disorientante, poi animata da sonorità profonde e cupe, oppure, in certi casi, quasi aperte e chiare. Due campi semantici precisi, definiti dalle luci e dai suoni, volti a catturare e a sottolineare l’essenza degli animi dei personaggi, tutti incredibilmente interpretati dalla voce caratteristica e caratterizzante dell’artista. Ritengo che Jago sia un racconto di profonda crudezza e carnalità, che si muove tra le ossessioni e gli inganni, tra i risentimenti e la debolezza di reagire di fronte alle proprie fissazioni. Durante lo spettacolo si sono delineati precisi momenti in cui venivano ripetute con insistenza due, tre parole. Non una semplice ripetizione sterile e fine a sé stessa, ogni parola acquisiva un valore e un peso specifico, via via diverso a seconda di come fosse pronunciata, sussurrata o urlata. Jago è uno spettacolo guidato e retto da un’unica voce, capace di raccontarci mondi diversi e variegati dell’animo di ognuno dei personaggi. Una voce, mille caratteri.

Lorenzo Campice

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Io vedevo tutto il teatro al buio.

Io vedevo le teste degli spettatori che erano seduti davanti a me.

Io vedevo l’attore mentre recitava le varie parti e mentre gesticolava.

Io sentivo la voce dell’attore passare da una tonalità ad un'altra.

Io sentivo la musica adattarsi alle varie situazioni rappresentate. 

Lo spettacolo è durato più o meno un’ora e si è svolto all’interno del Teatro Sociale di Rovigo, in un buio quasi totale. L’attore era vestito in giacca e cravatta e all’inizio della rappresentazione si aggirava in platea recitando un prologo. Poi è andato sul palco e ha iniziato a recitare le varie parti dei personaggi da solo, cambiando spesso tonalità di voce. In base alle varie scene c’era anche un cambiamento di musica e luci, per adattarsi a quanto veniva rappresentato. Secondo la mia opinione, l’intento dello spettacolo era quello di evidenziare il punto di vista di Jago, uno dei personaggi di Otello, un’opera di Shakespeare. 

Samuele Masiero

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Durante questo spettacolo ho sentito molto silenzio attorno a me, il quale veniva rotto da Roberto Latini, che ha interpretato diversi personaggi tra cui Otello, Jago e il Moro attraverso il cambio di voce accompagnato dalla musica.

Ciò che ha trasmesso è stato un insieme di emozioni differenti nonostante ci sia stato solo Latini come attore e l’intento sembrava quello di riportare in vita la lontana storia di Shakespeare attraverso un forte clima accompagnato da luci e colori, grida e sospiri, silenzio e applausi.

Chiara Sguotti

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Durante la rappresentazione di Jago ho avuto l'occasione di scoprire un nuovo modo di fare teatro, che esclude oggetti di scena e scenografie particolari, sostituendo queste con la sola forza del singolo attore protagonista. Non avevo mai partecipato ad uno spettacolo simile e sono rimasta sorpresa dalla capacità di Latini di calarsi in personaggi così diversi continuamente, senza nessuna interruzione, parlando con sé stesso come in una conversazione coerente e riuscendo comunque a trasmettere allo spettatore l'essenza di ogni personaggio. Penso che, per essere in grado di fare ciò, egli sia entrato in sintonia con ognuno di loro, analizzando l'Otello shakespeariano fino a fondo e rivisitando l'interiorità di ciascuno per adattarla alla propria. Ritengo sia difficile intrattenere il pubblico in una rappresentazione che include un solo attore senza oggetti scenografici, eppure lui ci è riuscito con successo: ci ha meravigliati di continuo con i ritmi incalzanti delle battute alternate a momenti di intenso monologo interiore, che a sua volta veniva interrotto da una danza, la quale non aveva lo scopo di apparire "bella" ma, piuttosto, di farci comprendere i sentimenti del personaggio interessato attraverso la sua corporeità.

Silvia Travaglia

Jago è un concerto scenico di Roberto Latini che racconta la storia della celebre tragedia shakespeariana dal punto di vista di Jago. Ammirevole è la capacità di parlare e la tecnica con cui vengono trasmesse le emozioni dei diversi personaggi, nonostante nel corso dell'intero spettacolo agiscano solamente un attore, il sottofondo musicale e le luci. La voce profonda ipnotizza gli spettatori mantenendo un'atmosfera misteriosa e affascinante al Teatro Sociale di Rovigo. 

Enrico Frigato

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Jago di Roberto Latini è una performance per un solo attore recitante che riprende la figura di Jago da Otello di Shakespeare e ci costruisce sopra una tragedia composta dall’armonioso uso della voce, potente e mutevole, passando dal roco a voci più acute e ridicolizzate, del corpo in costante movimento fluido e contorto, delle luci lente a tratti e concentrare sul protagonista in modo da porre a lui tutta l’attenzione del pubblico, la musica surreale e complice che asseconda Jago nei suoi pensieri cupi e di vendetta. 

Raffaele Parini

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Io sentivo il silenzio del pubblico, prima dell’inizio.

Io sentivo le varie voci dei diversi personaggi della tragedia interpretati da un solo attore.

Io vedevo un continuo cambio di luci gialle, rosse e verdi.

Io vedevo l’attore muovere le gambe in una sorta di ballo. 

In una favola o fiaba, i personaggi principali sono sostanzialmente due: il protagonista, il buono della storia, colui che compie ed è dalla parte del bene; e l’antagonista, il cattivo del racconto, il nemico del protagonista. Chi viene sempre elogiato? Chi alla fine “vive felice e contento”? Non si è mai sentito di supereroi perdere, essere sconfitti, e di nemici vincere ed essere glorificati. L’intento di Roberto Latini, dal mio punto di vista, era di smentire e cambiare questa idea, di ribaltare la classica struttura di un racconto. Per farlo ha deciso di portare sul palco e dare voce a Jago, nonché agli altri personaggi. Nonostante non abbia mai letto la tragedia Otello di Shakespeare, non è difficile comprendere che i temi presenti sono l’odio, la sete di vendetta e il tradimento. Jago non è il cattivo della storia, è solo un uomo che agisce come tale, spinto da emozioni e sentimenti negativi.

Deborah Bedendo