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SAMOVAR, OFFICINA OCEANOGRAFICA SENTIMENTALE

Sono entrato in una piccola roulotte con sette sedili. Si è presentato l’attore Luca che ha affidato a ciascuno degli spettatori una grande conchiglia.
Ognuno di loro ha poi provato ad ascoltare il suono della conchiglia ricevuta appoggiandola all’orecchio. Nel frattempo l’attore ha presentato un pupazzo di pezza e ha dialogato con lui. In seguito, ha dato inizio ad un gioco: ha fatto scorrere da un meccanismo a discesa una
pallina colorata, poi un’altra ed infine una grande quantità di palline che hanno provocato un gran frastuono.
Infine, Luca ha invitato il pubblico a prendere un vetro circolare, inserito in una cornice, inducendoli a guardarvi attraverso.
Ciò che colpisce è la sproporzione tra le dimensioni della roulotte e lo spazio che si percepisce entrando nel piccolo teatro. Sembra essere immersi in uno spazio che ricorda il mare: la visione si allarga, permettendo di vivere un’esperienza piacevole, fatta di leggerezza, calma e quiete. Inoltre, il meccanismo delle palline colorate trasmette una sensazione di estrema cura e sottile precisione, rendendo così la roulotte una composizione armonica ed equilibrata. Oltre a ciò, il frastuono finale delle palline colorate apre ed allarga lo sguardo, permettendo in questo modo una prospettiva aperta.

Domenico Saguto

 

Adattando gli spazi di un teatro all’interno di una roulotte, la compagnia Samovar presenta uno spettacolo della durata di quindici minuti, in cui un capitano di nave è alla ricerca di perle nascoste nell’oceano, tra pesci, sirene canterine e meduse. Gli spettatori prendono posto su sette sedute disposte in due file, di fronte a un piccolo sipario che, attraverso giochi di luce e botole, cela le diverse scenografie realizzate con materiali di recupero. 

Nel susseguirsi delle scene e dei cambi musicali, ho percepito una forte vicinanza alla dimensione emotiva del protagonista, che in quello spazio ristretto riusciva a creare un mondo incantato e misterioso. Lo spazio scenico era gestito come una matrioska di situazioni che, una dopo l’altra, accrescevano la curiosità dello spettatore verso il messaggio finale e il vero scopo del viaggio.

Enrico Lanzoni

 

Lo spettacolo Officina Oceanografica sentimentale si realizza all’interno di una minuta roulotte azzurro mare, dove, nell’estremità posteriore, sono collocati sei poltroncine di velluto per gli spettatori. All’estremità anteriore, invece, si costruisce un teatrino di legno,
lamine metalliche e plastica. 
La rappresentazione si apre con l’interprete che porge conchiglie agli spettatori, affinché per l’intera durata dello spettacolo possano ascoltare lo sciabordio del mare. Dopodiché si entra nel culmine della storia raccontata, con il performer che cerca perle da
poter inserire in un di percorso a ingranaggi e lamine.
La prima perla trovata viene stratta dall’ugola di un pupazzo-sirena, con cui l’artista ha precedentemente interagito in una sorta di relazione amorosa. Le altre vengono trovate rispettivamente sopra un pesce, costituito da uno scalpellino artigianale, e in una conchiglia, che, anch’essa grazie a un intricato meccanismo di fili, si apre e si chiude in un teatrino musicato.
Trovata l’ultima gemma, quasi si trattasse di una vera e propria caccia al tesoro, la inserisce nel percorso e lo aziona, producendo una melodia ritmica che si conclude in un secchio metallico. Questo, tirato verso l’alto, fa scorgere una bottiglia di vetro dove appare immerso un messaggio.
Tale si potrà rivelare solo azionata, a sua volta, una scatola di legno, all’interno della quale trovano spazio onde che si alzano e abbassano, con piccoli anelli arancioni, a simboleggiare salvagenti, che si muovono sincroni.
Il messaggio parla di salvezza, delle persone destinate a questa. 
Lo spazio angusto, il clima intimo e il buio contribuiscono a rendere l’esperienza magica e quasi fantastica, come se ci si trovasse catapultati in un’altra dimensione: quella onirica.
L’echeggiare del mare, lo starnazzio dei gabbiani, il canto della sirena, la melodia delle conchiglie e del percorso a ingranaggi, ma anche il muto silenzio e la gestualità dell’interprete, accentuano l’effetto. Inoltre lo stesso spazio ristretto rende lo spettacolo un luogo sicuro in cui lo spettatore può interagire con il performer, che appare empatico e sensibilizzato riguardo lo stupore e la meraviglia umana che travolgono gli spettatori in questo contesto. 
Il performer infatti porge loro oggetti, mantiene un colloquio fatto di sguardi muti, gesti e cenni.
L’interprete accompagna personalmente lo spettatore nel suo viaggio, conferendo allo spettacolo un non trascurabile punto di forza.
Altro punto di forza è sicuramente rappresentato dalla cura nella disposizione dei vari materiali plastici, legnosi, metallici, tutti provenienti dall’ambito quotidiano, nella loro forma più grezza.
Anche le espressioni del performer, accurate e minuziosamente adoperate, accompagnano lo spettatore nel breve percorso di quindici minuti.
Concludo esponendo lo stato di meraviglia, stupore e piacevole serenità che mi ha colto al termine dello spettacolo, la magia che fluttuava nell’aria, il suono dolce ma imperioso del mare che cullava le mie orecchie. Tutti elementi che hanno reso suadente lo spettacolo,
compreso il messaggio finale, che afferma che solo pochi troveranno salvezza, soprattutto donne e bambini, e un uomo collocato all’interno del Vesuvio.
Quest’ultimo scritto lascia un po’ di amaro in bocca, ma è sicuramente un’esortazione a operare bene, essere buoni e… ascoltare il mare.

Gaia Giust

 

L’opera rappresentata narra le vicende di un marinaio, che viaggia a bordo di un sottomarino, e che lo vedono alla ricerca di perle per attivare un meccanismo. La durata contenuta dello spettacolo, come anche lo spazio in cui si svolge la vicenda, rappresenta uno dei suoi punti di forza. In pochi minuti riesce a costruire un universo coerente e coinvolgente grazie all'elemento che colpisce maggiormente: la capacità di creare immagini e suggestioni attraverso oggetti semplici e anche di uso quotidiano. Uno spettacolo che consiglierei a tutti senza distinzione di età per la sua capacità di catturare con la magia e l’ironia.

Vincenzo Maria Miceli

 

Lo spettacolo dura 15 minuti e si svolge all’interno di un piccolo teatro ricavato da una roulotte, capace di ospitare soltanto pochi spettatori alla volta. Attraverso una serie di oggetti d’uso quotidiano e materiali di scarto trasformati in strumenti scenici, il performer mette in scena una pantomima sul tema del mare, popolata da pesci, conchiglie, attrezzature da immersione e altre figure marine.
L’artista trasforma oggetti comuni in creature marine e strumenti di navigazione, dando loro vita con straordinaria inventiva e ironia. Il minuscolo roulotteatro si trasfigura in un vasto oceano, attraversato da suggestivi giochi di luce e ombra che stimolano l’immaginazione dello spettatore. Il performer offre così al pubblico una splendida fiaba per adulti.

Ciro

 

15 minuti di uno spettacolo che lascerà il segno. verrai preso per mano per un viaggio tra la fantasia, l'ingegno, il divertimento e l'oceano, un'atmosfera indimenticabile dove verrai coinvolto attraverso i tuoi tre sensi: udito, tatto e vista.

Leonardo Andriolli

 

Lo spettacolo è per sette spettatori all’interno di una roulotte trasformata in teatrino viaggiante. 
All’interno ci accoglie un cantastorie visivo (cercatore di perle) che senza l’uso della parola ci invita a sedere ed interagisce con oggetti funzionali alla scena. Stiamo stretti in due file di sedie da tre più uno sgabello. La narrazione che ha per tema il mare è intima e onirica, ed ogni scena si apre in ulteriori spazi, teatrini sempre più piccoli ma ben architettati. La vicinanza permette di cogliere i minimi dettagli e questo permette che l’attenzione si focalizzi nei particolari e nello stesso tempo amplifica la dimensione dell’immaginario. Alla fine mi sembrava di essere dentro ad un sottomarino e che fuori ci fosse il mare. Quando sono uscita l’eco “marina” mi ha accompagnata per un po’ lasciandomi una sensazione di piacevole nostalgia.

Beatrice Pizzardo