
Lo spettacolo è iniziato alle 20:30, è durato circa 50 minuti e si è svolto in piazza Annonaria. Due fratelli hanno recitato con molta enfasi una poesia che riportava vari flashback della loro lunga e ormai passata infanzia, quasi come fosse all’interno di un lungo e complesso flusso di coscienza. La lettura di questa poesia era accompagnata da musica e dall’eco delle parole dette dai due fratelli, che spesso si alternavano le parti creando una sorta di dialogo all’interno della poesia stessa. Grazie al silenzio assoluto da parte del pubblico, le parole e le frasi risuonavano per tutta la piazza. Secondo il mio parere, il fatto che il pubblico non abbia partecipato attivamente allo spettacolo non è una cosa negativa. Questo perché, almeno in questo caso, partecipando solo in maniera passiva si poteva ascoltare e cogliere le parole e il flusso di coscienza dei due fratelli.
Samuele Masiero
*
Lo spettacolo L’urlo e altre falistre consisteva nella declamazione di poesie a due voci. Gli attori erano Marco Munaro e suo fratello Massimo. La loro capacità tecnica era per me di particolare rilievo, dato che era il fattore che ti faceva venir voglia di continua ad ascoltare. I continui cambi di intensità vocalica, l’eco prodotto dalle loro stesse voci, la musica utilizzata che cambiava di poesia in poesia. Personalmente non ho trovato che questa performance muovesse qualcosa al mio interno, ma lo ho visto più come una vera e propria forma d’arte fatta per intrattenere il pubblico.
Gabriele Magno
*
Questo “rito a due voci” si è svolto in Piazza Annonaria e ha visto come protagonista il testo prodotto da Marco Munaro (poeta) che ha preso vita attraverso l’espressività della voce del fratello Massimo (attore).
L’intento appare quello di voler portare gli ascoltatori al passato, o meglio, all’infanzia delle due “voci”, che sembrano ricordarla con gioia, ma anche malinconia.
Serena Bacchiega