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TEATRO DEL LEMMING, L'EDIPO DEI MILLE

In L'Edipo dei Mille lo spettatore - uno solo ad ogni replica - viene accompagnato da un gruppo di attori e attrici a vivere la tragedia di Edipo come un'esperienza multisensoriale in prima persona. La stimolazione a cui lo spettatore è coinvolto coinvolge tutti e cinque i
sensi, anche se quello della vista è molto ridotto, soprattutto perché l'esperienza avviene da bendati per quasi tutta la sua interezza. 
L'Edipo dei Mille stravolge l'idea abituale di teatro e di spettacolo, che normalmente prevede un gruppo di spettatori seduti a guardare degli attori, non di rado un solo attore o una sola attrice, sul palco. 
Qui invece lo spettatore non guarda, anche perché proprio non può vedere, (quasi) nulla, percepisce con i restanti sensi e, soprattutto, fa. Interagisce con degli attori e delle attrici che non vede ma con cui è in un costante stretto ed intenso contatto. Lo spettatore non guarda la tragedia di Edipo, la vive, letteralmente, sulla sua pelle. Lui o lei è Edipo.  I partecipanti a questa esperienza vengono accompagnati a lasciarsi trascinare da ciò che accade, talvolta con l'occasione di interagire e rispondere attivamente agli stimoli, come ogni uomo o donna in balia del proprio destino.

Davide Baratto

 

Lo spettacolo è per uno spettatore alla volta. Si viene invitati all’interno dei sotterranei delle Due Torri. Entriamo in una stanza illuminata fievolmente da due candele, nella semioscurità, e ci troviamo davanti ad un’attrice bendata la quale si rivolge a noi come Edipo. In un testa a testa molto ravvicinato, l’attrice ci parla in un dialetto meridionale, poi si toglie la benda che passa a noi. Da quel momento, bendati, attraversiamo sensorialmente l’esperienza di Edipo che uccide il padre. La prossemica è estremamente ravvicinata o annullata completamente. Tutti i sensi sono fortemente sollecitati attraverso il tatto, si possono stringere mani, abbracciare corpi, accarezzare capelli, visi. Se si partecipa a piedi nudi (lo consiglio) è possibile percepire maggiormente la polvere, il freddo e l’umidità delle pietre del pavimento, le diverse superfici. L’olfatto è stimolato dall’odore volutamente alterato dei fiati degli attori e attrici. I testi prendono vita attraverso le voci che risuonano, solleticano, gridano, sussurrano attorno. Il gusto è sollecitato dalla possibilità di assaporare un frutto. Lo spaesamento è orchestrato attraverso ribaltamenti vorticosi dello spazio. Alla fine del viaggio ci viene tolta la benda e ci si trova davanti alla propria immagine riflessa, di nuovo nella semioscurità. Si può uscire.
Sono rimasta molto colpita dalla cura nella conduzione dell’esperienza e dai testi evocativi, dalle voci che aprono immaginari spaziali e temporali, veri e propri ampliamenti percettivi. 

Beatrice Pizzardo