
Lo spettacolo si è svolto il 10 giugno alle ore 21, presso il Teatro Studio di Rovigo. Appena entrati dall’ingresso principale, noi spettatori siamo stati accompagnati direttamente sul palcoscenico, il luogo stesso in cui si sarebbe sviluppata l'azione. L’ambiente era immerso nel buio, interrotto solo da alcune luci sul soffitto che si intensificavano o si spegnevano a seconda della scena. Siamo stati fatti sedere su delle sedie posizionate alle estremità del palco, ritrovandoci ognuno con un sipario nero alle spalle, completamente immersi nello spazio scenico. L’opera ha avuto inizio con un uomo al centro del palco, completamente nudo e parzialmente illuminato dai riflettori, che girava su se stesso percuotendo tra loro due pietre di media dimensione. Intanto, posizionati accanto a noi spettatori, c'erano gli altri attori che, seguendo il ritmo di quel suono, hanno iniziato ad avvicinarsi progressivamente al centro della scena fino a unirsi in un abbraccio collettivo. Tutti gli
spettatori hanno potuto percepire sussurri e grida alternati a momenti di assoluto silenzio. Sotto i riflettori, i corpi si muovevano prima in modo sinuoso e poi con grande frenesia ed energia; attori e attrici si abbracciavano per poi respingersi un momento dopo. Ricordo le
continue domande che gli interpreti ponevano simbolicamente al pubblico, come: «Perché?», «Chi sono?», «Qual è la mia strada?», alternate a esclamazioni: «Io vorrei…», «IO DEVO CAPIRE!», «IO!». Lo spettacolo si è concluso in maniera ciclica, con un chiaro richiamo all';inizio: gli attori si sono diretti nuovamente al centro del palco e vi hanno deposto le pietre, chiudendo così il cerchio della narrazione.
Ho trovato lo spettacolo estremamente intenso dal punto di vista emotivo e reputo gli attori dei grandi professionisti, poiché sono stati capaci di catturare la mia attenzione e di coinvolgermi profondamente. L'opera mi ha spinto a sviluppare una riflessione su quanto ho osservato: penso che ogni essere umano sia istintivamente concentrato sulle proprie esperienze, sui sentimenti e sulle idee che lo riguardano da vicino. Ognuno di noi si interroga sul significato della sofferenza, della solitudine e dell’esistenza, mentre cerca di comprendere la propria identità e che cosa lo aspetti in futuro. Ma siamo davvero così diversi l’uno dall’altro? In realtà, siamo tutti nudi e vulnerabili di fronte alla verità, alle nostre emozioni e ai nostri pensieri, anche quando questi ultimi si trovano in contrasto con quelli degli altri. Ogni individuo sperimenta preoccupazione, disagio, malessere, solitudine, invidia, ansia e dolori apparentemente incurabili, almeno fino a quando non si sente compreso e fino a quando non realizza di far parte di un disegno più grande. Se ci pensiamo, infatti, ognuno di noi è stato creato allo stesso modo e con le medesime potenzialità. La verità, dunque, è che siamo tutti profondamente umani, tutti mortali e tutti ugualmente vulnerabili di fronte alle esperienze, per quanto diverse, che caratterizzano l’arco della nostra vita.
Lisa Gobbi