
Stupore, gioia, rabbia, affetto, queste sono solo alcune delle profonde emozioni che si provano durante lo spettacolo, no scusate mi sbaglio… uno spettacolo necessita di un pubblico passivo per etimologia, dal latino spectaculum, derivato di spectare, cioè “guardare”, e lo spettatore del Lemming non è limitato alla sola vista e al solo udito come consueto, ma è posto in una condizione tautologica di “relazionarsi con”, “vivere con”; alla luce di questo, credo sia più corretto definirla danza in recita o ballo in potenza, a preferenza del lettore, questo perché le parole cullano come una poesia e i sensi si ricongiungono in armonia, rapiti dai piacevoli ricordi di una vita passata e dai presagi di una terra bruciata. Credo che sia in capolavori come questo che il Teatro del Lemming faccia più onore al suo nome “Centro Internazionale di ricerca_Il teatro dello spettatore”: “di ricerca” perché in continua sperimentazione di idee a mio parere assolutamente originali e “dello spettatore” perché, con un teatro che è portato al minimo, la relazione tra attore e spettatore diventa diretta, elevata e di forte impatto: non noi e loro, solo io e te, due mondi estranei che con un forte impatto si scontrano, interagiscono e si mescolano fino ad amarsi; tutti sono protagonisti e tutti vengono ricoperti da un caldo senso di fratellanza. Come una volpe cacciata nella propria tana coi cani, così l’animo nostro viene portato fuori a forza di carezze, profumi, passi e sguardi, questi sono i dolci mastini del nostro spirito. Il teatro e in particolare la tragedia, matrice della filosofia e campo dei conflitti inconciliabili, è luogo dello sguardo e della visione straordinaria e rivelativa; e in questo mondo dove quasi tutto è diventato tecnicamente riproducibile e condivisibile attraverso i media, la tragedia è un grido infuriato di richiamo, un fortissimo e disperato grido che ci implora di ritornare alla magia dell’atto e del momento, ci ordina di agire secondo l’iconico “carpe diem”. Per concludere: Troiane, immerso in un buio onirico e disteso su una parte di un mito universale, può ridestare in noi un senso rivolto alla bellezza della vita.
Raffaele Parini