
EDIZIONE XVIII
a Martino e Roberto
Fra una pandemia che fatica ad andarsene e il frastuono assordante di un'assurda e orribile guerra (e della sua propaganda), Opera Prima si conferma come spazio di “resistenza” oltre che, naturalmente, come luogo di esplorazione e ricerca dei nuovi linguaggi della scena. Il Festival è dedicato infatti, come sempre, alle nuove creatività giovanili, e a tutto quel teatro che non si arrende alle abitudini, che non si omologa, e che ama perciò sperimentare forme più aderenti alla sensibilità del presente.
Opera Prima si propone anche come luogo di incontro, confronto, dialogo, scontro di idee, di pensieri e di pratiche, configurandosi sempre più come un ponte fra le generazioni del teatro oltre che fra i diversi linguaggi più innovativi della scena internazionale.
Ecco allora la presenza di ALDES/Roberto Castello, con un lavoro sulle culture dell'Africa e la sua colonizzazione; di Marigia Maggipinto e del racconto della sua storia personale vissuta accanto a Pina Bausch; di Ascanio Celestini, che torna vent’anni dopo la sua presenza al Festival con lo stesso suo spettacolo-manifesto. E poi: il Lemming, gruppo storico della città, il reggae di Ultima Fase e la danza urbana di Giselda Ranieri, scelta fra le segnalazioni di Roberto Castello.
Il teatro può essere un luogo di festa, di incontro, in cui le differenze sono ospitate proprio anche nella loro irriducibilità. Così su un bando a cui hanno partecipato 700 gruppi da tutto il mondo, abbiamo invitato la compagnia greca Zero Point, diretta dal giovane assistente alla regia di Theodoros Terzopoulos; il danzatore libanese Bassam Abou Diab, con un lavoro che racconta la reazione del suo corpo ai bombardamenti su Beirut; l’israeliano Gil Kerer che coniuga la danza contemporanea alla classicità barocca della musica di Vivaldi; e poi Maria Luisa Usai, con un lavoro capace di coinvolgere la città in una fitta rete di “corrispondenze”, basato com’è sullo scambio di lettere tra sconosciuti.
E ancora: la pluripremiata rodigina Matilde Vigna, con un racconto dedicato proprio al nostro Polesine in una originale rievocazione della tragica alluvione del ‘51; Collettivo Rosario con la loro energetica e vitale opera prima; Cantiere Artaud che indaga in modo onirico alcune opere cinematografiche di Ingmar Bergman; e infine Azul Teatro, con una creazione pensata e prodotta dal nostro Festival: una camminata poetica nel silenzio, immersi nella natura di Parco Langer, un luogo caro e segreto per molti rodigini, un invito a tornarlo ad abitare con occhi nuovi.
Come negli scorsi anni, a chiudere la programmazione sarà un concerto: quest'anno ospiteremo il grande compositore e musicista minimalista tedesco Sven Helbig, che presenterà con il suo quartetto il suo nuovo album Skills.
Lavori tutti diversi, ognuno con un linguaggio e una propria differente poetica, tante facce del nostro mondo. Insieme però questi spettacoli disegnano forse un percorso, una sorta di grande opera collettiva che vi invitiamo ad attraversare insieme. Perché ancora una volta il teatro ci ricorda, anche in questi tempi oscuri, che l’abitare dell'uomo non si risolve nel sottomettere e nell’appropriarsi, ma nel coltivare e nel custodire.
HANNO SCRITTO
A.BERNOCCO | LIMINATEATRI - Festival Opera Prima
M. D. PESCE | DRAMMA.IT - Festival Opera Prima 2022
V. SARDELLI | KLP - Opera Prima 2022, il teatro per rimarginare le ferite
S. CHINZARI | SAPERE AMBIENTE - Festival Opera Prima: il teatro è rivoluzione. E danza
C.ZANOTTO | SCATOLA EMOZIONALE - Esplorazioni. Part.1. Festival Opera Prima XVIII Edizione
M. PASCARELLA | GAGARIN ORBITE CULTURALI - Le (s)composizioni del Festival Opera Prima
P. VERLENGIA | TEATRI ONLINE - Festival Opera Prima di Rovigo
R. FRANCABANDERA | PAC - L'Amleto del Lemming e la società dello spettacolo

















