
VEN 13 ore 22.15
EX CHIESA SAN MICHELE
CAROLINE BAGLIONI / MICHELANGELO BELLANI Perugia
GIANNI ispirato alla voce di Gianni Pampanini
di e con Caroline Baglioni
luci Gianni Straropoli
regia Michelangelo Bellani
supervisione alla regia c.J. Grugher
Premio Scenario per Ustica 2015, Premio In-Box 2016, Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria 2017
Avevo circa tredici anni. Mio padre tornò a casa e disse che era arrivato il momento di occuparci di Gianni. Era un gigante Gianni. Alto quasi due metri, ma a me sembravano tre e nella mia mente è un film in bianco e nero. Gianni sembra oggi un ricordo lontano, ma era lontano anche quando c’era. Era lo zio con problemi maniaco-depressivi che mi faceva paura. Aveva lo sguardo di chi conosce le cose, ma le ripeteva dentro di sé mica ce le diceva. Fumava e le ripeteva dentro di sé. Gianni non stava mai bene. Se stavamo da me voleva tornare a casa sua. Se stava a casa sua voleva uscire. Se era fuori voleva tornare dentro. Dentro e fuori è stata tutta la sua vita. Dentro casa. Dentro il Cim. Dentro la malattia. Dentro al dolore. Dentro ai pensieri. Dentro al fumo. Dentro la sua macchina. E fuori. Fuori da tutto quello che voleva. Non aveva pace Gianni. Ogni centimetro della sua pelle trasudava speranza di stare bene. Stare bene è stata la sua grande ricerca. Ma chi di noi non vuole stare bene? Nel 2001 Gianni si è tolto la vita sulla cima del Monte Subasio in Umbria.
Quattro anni dopo, in una scatola di vecchi dischi, ho trovato tre cassette. Tre cassette dove Gianni ha inciso la sua voce, gridato i suoi desideri, cantato la sua gioia, espresso la sua tristezza, lasciato la sua eredità. Nel 1984, un anno prima della mia nascita Gianni incideva parole che io, e solo io, avrei ascoltato venti anni dopo. Per molti anni le ho ascoltate riflettendo su quale strano destino ci aveva uniti. (Caroline Baglioni)
Quando Caroline, mi ha fatto ascoltare per la prima volta le audiocassette di Gianni, ho subito pensato a un progetto teatrale che dovesse raccontare questa storia. La storia di un uomo e di un’epoca. E la storia di un legame. L’epoca è quella dei favolosi anni ‟80. (Le tre cassette ritrovate vengono incise a più riprese fra il 1984 e 1986). Ci siamo a lungo interrogati sul perché avesse inciso quei nastri. Per lasciare un segno del suo passaggio? Per riascoltarsi e scoprire cosa c’era nell’abisso di sé? Per esorcizzare la paura di vivere? È un flusso di coscienza, ironico, intelligente, drammatico, commovente che si muove a picchi infiniti fra desiderio di vivere e morire con la stessa forza e disperazione. Ma la vera potenza evocativa del suo linguaggio è quella di portarci spontaneamente dentro ciascuna delle nostre esistenze e in fin dei conti renderci conto che tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti come Gianni. (Michelangelo Bellani)
L’incontro fra Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani avviene all’interno del gruppo di ricerca teatrale La società dello spettacolo di cui quest’ultimo dal 2007 è stato fondatore e co-direttore artistico. A seguito del monologo “Gianni” (Vincitore Premio Scenario per Ustica 2015, vincitore In-Box 2016, Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria 2017) hanno dato vita a un nuovo progetto artistico nel quale è rilevante la collaborazione con l’artista luciaio Gianni Staropoli. “Mio padre non è ancora nato”, secondo elemento di una trilogia dedicata ai legami di sangue, è stato presentato in prima assoluta al Festival dei 2 mondi di Spoleto 2018 ed è stato vincitore del bando Visionari al Kilowatt Festival 2019. Il terzo elemento della trilogia "Sempre Verde" ha debuttato lo scorso giugno ad Asti Teatro Festival.
Scelto fra le segnalazioni del TEATRO DELLE ARIETTE


















